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Artisti Senesi

Siena - Piazza del Campio (Topaz Adjust)
Photo by spbutterworth
Duccio di Buoninsegna

Duccio di Buoninsegna (Siena 1255 – 1319) fu il primo grande pittore senese. Alla sua importante opera appartiene la “Madonna di Crevole” che si trova nel Duomo di Siena, e la “Madonna Rucellai” eseguita nel 1285 per la Chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, e che oggi si trova nella Galleria degli Uffizi.
Negli anni successivi Duccio realizza anche altre “Madonne”, come quella della Galleria Sabauda di Torino, e quella del Museo di Buonconvento.

Attorno al 1288, Duccio è impegnato nella realizzazione della grande vetrata circolare dell’abside del Duomo senese, ma è nel 1308 che viene compiuta forse l’opera più importante per il suo percorso d’artista, la “Maestà”. In essa infatti Duccio di Buoninsegna iniziò a far conciliare i canoni bizantini con il gotico francese, senza tralasciare il nuovo senso della forma che veniva proposto a Firenze dal Cimabue. Il dipinto è oggi conservato nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena.

Tra le opere dell’artista senese poi, non bisogna dimenticare anche la “Madonna dei Francescani”, conservata nella Pinacoteca Nazionale, il “Polittico” di Siena, il “Trittico della Madonna”, e l’affresco del 1314 con la “Consegna del castello di Giuncarico”, per la Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena.

Simone Martini, Entombment of Christ
Photo by Real Distan
Simone Martini

Simone Martini (Siena 1284 – Avignone 1344) è stato uno dei più importanti artisti della scuola pittorica senese. Il suo stile è influenzato da Duccio e da Giovanni Pisano, ed è considerato un maestro del gotico, con la sua raffinatezza nei contorni e per la preziosità del colore.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo la “Maestà” del 1313-1315 esposta nella sala del Consiglio del Palazzo Pubblico di Siena, il ciclo di affreschi con le “Storie di San Martino” che si trovano nella Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi, e “San Ludovico di Tolosa” conservato a Capodimonte a Napoli.

Di notevole importanze è l’affresco “Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi” del 1328 circa, che si trova nella Sala del Consiglio (detta Sala del Mappamondo) del Palazzo Pubblico di Siena, sicuramente una delle opere più grandi della pittura italiana del Trecento, e un po’ più tardo è forse il capolavoro di Martini, l’“Annunciazione” realizzata per la Chiesa di Sant’Ansano, a Siena, e oggi esposta nella Galleria degli Uffizi a Firenze. In essa si concentra tutta l’eleganza dell’arte di Simone Martini, che rappresenta il momento in cui la Madonna rimane perplessa e un po’ turbata dall’annuncio della futura maternità appena ricevuto dall’arcangelo Gabriele. La particolarità della rappresentazione sta nella raffigurazione della Madonna nelle vesti di una gran dama, in un’atmosfera da corte principesca, che dà all’immagine nel suo complesso una carattere quasi pagano.

Pietro e Ambrogio Lorenzetti
I fratelli Pietro (1280 – 1348) e Ambrogio (1285 – 1348) Lorenzetti sono sicuramente due dei più importanti artisti attivi a Siena nella prima metà del Trecento. Le notizie sulla loro vita sono poche e imprecise, ma pare certo che entrambi appartenessero alla bottega di Duccio di Buoninsegna. La critica recente, in ogni caso, tende a trattare con distinzione le due personalità che, dal punto di vista pittorico, hanno ben pochi tratti in comune.

Nelle opere di Ambrogio sono evidenti le sue ricerche spaziali di ambito giottesco e un caratteristico senso del colore vivo, tipico senese. Tra le sue opere ricordiamo la “Madonna con bambino” del 1319, dipinta per la chiesa di Vico l’Abate, una piccola località nei pressi di Firenze. Poi la “Madonna” della Pinacoteca di Brera e la “Madonna del latte”, risalenti al 1327, periodo in cui l’artista lavora tra Siena e Firenze. Tra il 1337 e il 1339 poi, viene realizzata forse l’opera più rilevante e riuscita di Ambrogio, e cioè la decorazione di tre delle pareti della Sala dei Nove, nel Palazzo Pubblico di Siena.

I dipinti hanno un soggetto allegorico e didascalico, con il titolo “Effetti del Buono e del Cattivo Governo in città e in campagna”, con la rappresentazione della tirannia, da un lato, e con il giusto e saggio Governo di Siena dall’altro. Quest’opera è molto importante perché in essa sono presenti importanti innovazioni pittoriche, come la rappresentazione del paesaggio naturale ed urbano, una novità assoluta per il panorama artistico del Trecento italiano.

Nell’opera di Pietro Lorenzetti, si assiste ad un linguaggio artistico autonomo, dove si attua una sintesi tra arte senese e stile giottesco, riscontrabile già nel “Polittico” con episodi della vita della Beata Umiltà, dipinto in Firenze, e in un altro “Polittico” realizzato per la Chiesa di Santa Maria della Pieve di Arezzo. Per la Basilica inferiore di San Francesco poi, negli anni tra il 1326 e il 1329, eseguì una delle sue opere più importanti, le “Storie della Passione di Cristo” che testimoniano una maggiore adesione al linguaggio giottesco per la drammaticità e la sapienza compositiva del dipinto.

Nel 1335, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, realizzano gli affreschi (oggi ormai perduti) per la facciata dell’Ospedale di Santa Maria alla Scala di Siena.

Negli anni successivi Pietro realizzò la “Natività della Vergine” per il Duomo di Siena, poi, dal 1347 non si ebbero più notizie dei due fratelli Lorenzetti, probabilmente deceduti durante la peste del 1348.

Jacopo della Quercia
Jacopo di Pietro D’Agnolo di Guarnieri, detto Jacopo della Quercia, (Siena 1371 ca – 1438) fu uno dei primi grandi scultori del Rinascimento italiano. La sua prima opera documentata è la “Madonna in trono con il bambino” realizzata per il duomo di Ferrara. Tra il 1406 e il 1407 poi, compie sicuramente uno dei suoi capolavori, il monumento funebre intitolato a “Ilaria del Carretto”, giovane moglie di Paolo Guinigi, signore di Lucca, città dove oggi si trova l’opera, nella Cattedrale di San Martino. Il simulacro della donna, riccamente abbigliata, è qui disteso su un catafalco dai fianchi classicamente decorati, e presenta l’abito rialzato in corrispondenza dei piedi, dove è raffigurato un cagnolino, simbolo della fedeltà coniugale.

Jacopo della Quercia in ogni caso, è famoso soprattutto per aver realizzato, tra il 1414 e il 1419, la “Fonte Gaia” in Piazza del Campo a Siena. Tale nome, le fu dato per ricordare i grandi festeggiamenti dei cittadini senesi quando, per la prima volta, videro arrivare l’acqua in quel luogo. Fu il Comune a commissionare l’opera a Jacopo della Quercia, che decise di ispirarsi, per la sua realizzazione, alla struttura tradizionale delle fonti pubbliche senesi del Medioevo, concependo la fontana con un bacino rettangolare circondato da tre parti da un alto parapetto, con sui due lati corti dei bassorilievi raffiguranti la “Creazione di Adamo” e la “Cacciata dall’Eden”.
Sui pilastri anteriori poi, si trovano due statue femminili rappresentanti, secondo la tradizione, “Rea Silvia” e “Acca Larenzia”, in omaggio alle mitiche origini romane della città, mentre in quello più lungo domina, al centro, la “Madonna col Bambino” circondata dalle allegorie delle Virtù.

Attualmente la fontana è sostituita da una copia, compiuta nel 1869 da Tito Sarrocchi, mentre le parti originali sono conservate nella Loggia del Palazzo Pubblico.